martedì 24 settembre 2013

I CANOPI DI CHIUSI - Arte Etrusca (The canopic jars in Chiusi - Etruscan Art)

      
Chiusi è un comune italiano di della provincia di Siena in Toscana.

Canopi, specchi e antefisse: con le materie prime di cui è ricca l'Italia centrale (argilla, ferro, stagno, rame, tufo e marmo) gli etruschi crearono capolavori di grande bellezza ed espressività.
  
Canapo, probabilmente falso, da Chiusi (a sinistra) e canapo "assemblato del VI sec. a.C. (a destra): la testa maschile poggia su un ossuario femminile 


    
I canopi, una specialità di Chiusi

Il canopo costituisce la sommità del vaso cinerario e possiede una doppia funzione.

Negli esemplari più antichi, risalenti all'Età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) il cinerario non era nient'altro che una ciotola, coperta da un elmo (o da un piatto, cui talvolta veniva applicata una maschera mortuaria di bronzo); in una seconda fase - cui appartengono alcuni esemplari della fine dell'VIII secolo, venuti alla luce nel territorio di Vulci - abbiamo coperchi a calotta o "a tappo di champagne", che recano impressi in modo sommario i lineamenti del morto. 
Qui il ritratto è sempre sulla parte anteriore del coperchio, mentre la parte posteriore è liscia. 
Infine compaiono i canopi propriamente detti, che hanno la testa modellata a tutto tondo. 
Con il tempo la raffigurazione dei volti, dapprima fortemente stilizzata, diviene più naturalistica, e insieme ispirata a una bellezza ideale dettata senza dubbio da un modello esterno.
  
Canapo di terracotta con figura femminile
   
Spesso l'antropomorfizzazione non investe soltanto il coperchio ma l'intera urna: così, accanto a recipienti di forma ovoidale, con il collo cilindrico e le anse a orecchia, troviamo esemplari forniti di braccia piegate sul petto, effigiate in bassorilievo o a tutto tondo e addirittura mobili. 
Nei canopi femminili, che portano non di rado orecchini di bronzo o di metallo prezioso, vengono indicati i seni.

Questa classificazione di carattere generale non deve però indurre a credere che la tipologia dei canopi sia omogenea epoca per epoca. Vero è che negli esemplari più recenti - probabili opere di manifatture " specializzate" - troviamo in genere non pochi elementi comuni, quali la classica capigliatura spartita in treccioline, ma, soprattutto nei più antichi, manca una tendenza espressiva unitaria.
   
Canapo di terracotta con figura maschile
   
Ho già accennato prima a ritrovamenti effettuati nell'area di Vulci; debbo però specificare che
la produzione del canopo si restringe abbastanza presto al territorio di Chiusi. In Etruria, infatti, il rito dell'incinerazione sopravvive soprattutto presso le popolazioni rurali. 
Nel VII secolo la cultura urbana orientaleggiante si diffonde prepotentemente fra gli abitanti dei territori più vicini alla costa, mentre si introduce con maggiore lentezza nelle aree più interne, come quella di Chiusi. 
Così, mentre altrove i nobili defunti cominciano a venire inumati all'interno di tombe a camera gentilizie dagli sfarzosi corredi, Chiusi conserva anche per l'inumazione l'uso della tomba individuale, relativamente povera.
Quando poi, verso la metà del VI secolo, il processo di inurbamento accentra le necropoli intorno alla città, il canopo sparisce rapidamente, e anche a Chiusi si diffondono Ie tombe a camera gentilizie con il rito del l'inumazione. 
La sopravvivenza del canopo nel territorio di Chiusi esprime dunque la conservazione di una religiosità più antica, di tipo protostorico: il defunto si distingue nella sua individualità, non nella sua appartenenza a una famiglia, e l'antropomorfizzazione dell'urna esprime la volontà di ricostituire l'identità fisica del corpo incinerato.
  
Canapo dal Borgo Dolciano

Ho già detto come l'individualizzazione dei tratti sia un carattere che, seppure non univocamente, distingue il canopo recente dal più antico. Analogamente posso pensare che i canopi in trono, soprattutto quelli in cui I'artista ha cercato di rappresentare il rango del defunto, appartengano al periodo più tardo, quando l'ideologia aristocratica si stava ormai diffondendo anche in ambito chiusino. 
La datazione di questi reperti è piuttosto difficile, sia perché spesso ignoriamo il contesto in cui è avvenuto il rinvenimento, sia perché i pochi corredi sono stati ricomposti usando materiali eterogenei che gli antiquari accumulavano per farne commercio. 
Gli esemplari più antichi risalgono comunque al secondo quarto del VII secolo, i più evoluti alla metà del VI.

Alla produzione dei canopi è legata strettamente quella delle urne cinerarie propriamente dette, che hanno il coperchio sormontato dalla figura intera del defunto, ritratto a tutto tondo nel gesto della lamentazione funebre e attorniato da un coro di figurette piangenti. 
Questo tipo di vaso rivela un intento narrativo comune nell'artigianato orientaleggiante etrusco.
   
Museo archeologico di Chiusi




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