mercoledì 25 settembre 2013

LO SPECCHIO ETRUSCO (The Etruscan mirror)

   
Museo etrusco di Villa Giulia (Roma)
   
Nell'ambito della lavorazione etrusca del bronzo, che pur vanta molti altri raffinati manufatti, il genere più originale è senza dubbio costituito dagli specchi, la cui produzione, iniziata nella seconda metà del VI secolo a.C., termina virtualmente alla fine del II secolo.

A differenza degli analoghi manufatti greci e romani, a lastra piatta, lo specchio etrusco è una superficie convessa, che restituisce un'immagine più piccola del reale ma oltremodo nitida. Il disco è fuso in un pezzo unico, che in certi casi comprende anche il manico, in altri soltanto il cordolo, al quale veniva applicato un manico di altro materiale (osso o avorio). 
Il rovescio, concavo, era di solito inciso, anche se talvolta vi veniva saldata una lastra lavorata a sbalzo: il soggetto delle scene raffigurate è la mitologia o la vita domestica.

In Etruria, diversamente che altrove, gli specchi erano riservati al mondo muliebre: nell'iconologia etrusca a specchiarsi sono soltanto le donne; inoltre, quando sull'oggetto è inciso il nome del proprietario, si tratta sempre di un nome femminile.
        
Incisione raffigurante lo specchio di Peschiera
   
Insieme con i gioielli d'uso personale e i cosmetici, lo specchio andava ad arricchire il corredo funebre delle dame etrusche. 
Un caso particolarmente interessante è quello di una tomba di Todi, venuta alla luce nella necropoli di Peschiera (1886) e conservata oggi nel Museo di Villa Giulia. Il corredo consta di una cinquantina di oggetti, fra cui collane d'oro, orecchini, anelli d'oro e d'avorio, una serie di dischetti d'oro - che servivano forse per ornamento dell'abito, - un unguentario, un manico di ventaglio in osso e, soprattutto, un magnifico specchio di bronzo con l'impugnatura d'avorio.
L'oggetto risale forse alla fine del IV secolo a.C. e raffigura sul verso il "Giudizio di Paride". 
L'episodio viene rappresentato nel momento culminante, cioè mentre Paride - chiamato all'uso omerico Alessandro ("Aléxandros" , Alkhsntre in etrusco) leva la destra per indicare la sua scelta a favore di Afrodite (Turan), preferita alle altre due dee, Atena (Menrva) e Era (Uni).
Un tocco di particolare magnilicenza è dato dall'ancella che sta accanto ad Afrodite, e agita un
flabello. Snenath Turns, dice l'iscrizione, cioè "ancella di Turan".
Difficile identificare la figura maschile {denominata Tekhrs) che, in piedi dietro Paride, sembra quasi suggerirgli la scelta.

La scena è delimitata da due cornicette a lisca di pesce; alla sommità vediamo la quadriga di Helios, il Sole; in basso, sopra il cordolo, l'immagine di Eracle assiso su una pira allude alle tragiche circostanze della morte dell'eroe. 
Narra infatti la leggenda che il centauro Nesso gli aveva rapito la moglie Deianira. Mentre fuggiva fu colpito a morte da una freccia di Eracle e, per vendicarsi, riuscì a convincere Deianira che, se avesse raccolto un po' del suo sangue e ne avesse asperso la tunica dell'eroe, questi sarebbe divenuto immortale. Ma, non appena ebbe indossato la veste, Eracle si sentì ardere le viscere da un fuoco intollerabile e, per sfuggire agli atroci dolori, si gettò su una pira ardente.

Un altro oggetto, appartenente allo stesso corredo, ci aiuta a capire il contesto dello specchio etrusco. Fra gli anelli appartenenti alla dama di Peschiera uno ha il castone decorato con una lamina d'oro sbalzato. II piccolo rilievo (3,4 centimetri di diametro) rappresenta due nudi femminili intenti a fare toilette. La figura di sinistra, che tiene uno specchio davanti al viso, è una creatura mitologica etrusca, denominata Lasa Vecuvia. 
Il termine "Lasa" (per i romani Lara, o Larunda, era la ninfa madre dei Lari) significa "ninfa" o "spirito" ed è presente soprattutto sugli specchi, in scene di toilette o di carattere erotico. 

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