domenica 1 maggio 2016

LA CHIMERA DI AREZZO (Etruschi) The Chimera of Arezzo (Etruscan)


LA CHIMERA DI AREZZO


Dopo il lungo silenzio del Medioevo, nel Quattrocento i toscani riscoprono gli etruschi, complici i molti ritrovamenti effettuati in Toscana e nel Lazio. Un anonimo visitatore incide la data 1492 su una parete della tomba della Mula, vicino a Quinto Fiorentino (fine del VII secolo a.C.), oggi trasformata in cava. Nel Cinquecento vengono alla luce due fra i più bei bronzi etruschi conosciuti: la Chimera di Arezzo, un grande ex voto dell'inizio del III secolo a.C. scoperto nel 1553, e la statua dell'Arringatore, ritrovata nel 1566 nei dintorni del Trasimeno e considerata spesso il prototipo dell'oratore antico.




La Chimera ferita (secondo quarto del IV secolo a.C.) venne alla luce ad'Arezzo durante i lavori eseguiti nel Cinquecento. Fu restaurata poco dopo la sua scoperta da Benvenuto Cellini e ritoccata nel 1785 (con alcuni errori: il serpente, per esempio, non dovrebbe mordere il corno della capra, bensì minacciare l'avversario). 
Non si tratta di una scultura a sé stante ma del particolare di un gruppo che doveva raffigurare il mostro nella sua lotta mortale con Bellerofonte in groppa al destriero alato Pegaso. 
Sulla zampa anteriore destra è incisa una scritta etrusca (tinscvil,  "dedicato") che forse terminava sulla zampa sinistra - perduta e rifatta - col nome del donatore: si tratta infatti del dono votivo per un santuario sulla strada di Fiesole. 

Nel Cinquecento l'aretino Giorgio Vasari avanzò l'ipotesi che la parola tinscvil potesse indicare il nome dell'artista o una data.

La Chimera e l'Arringatore sono oggi al Museo Archeologico di Firenze.


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